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HOARDING OFFENDERS – My memories will never die
Il progetto è stato stimolato dall’osservazione del fenomeno socio-comportamentale dell’accumulo compulsivo (disposofobia) in costante e progressivo rilievo a partire dagli anni ’40. Oggi si calcola che negli Stati Uniti gli accumulatori compulsivi siano più di 2 milioni.
Caratteristico linguaggio espressivo dei due autori, l’approccio tende alla sublimazione estetica attraverso la realizzazione di “quadri”, utilizzando la finestra come costante contenitore del mondo rubato, accumulato da inaspettati “hoarders” (accumulatori compulsivi).
Le immagini vanno a comporre un progetto unitario che ha forte identità nel suo complesso, ma che declina nelle singole rappresentazioni il racconto di un mondo immaginario/immaginato che mantiene un forte attaccamento alla realtà.
Fin troppo chiara in quest’ottica la critica a un consumismo che nel corso del suo sviluppo genera mostri, vittime del proprio benessere e del possesso di “cose” in numero talmente elevato da avere completamente riempito lo spazio vitale di individui che si immaginano sommersi all’interno delle loro abitazioni. Le finestre quindi perdono la loro funzione originaria e ne acquisiscono una nuova, di sipario attraverso cui potere osservare l’uomo posseduto dai suoi oggetti; ma il progetto si presta anche ad una interpretazione più individualista nella sua relazione al concetto di identità e memoria di sé. Anzi, il tema della memoria non è affatto marginale se collegato al suo opposto, l’oblio. Che cosa vuol dire ricordare? Vuol dire selezionare pezzi, momenti della propria vita. In questo senso volendo trovare un’analogia letteraria gli “hoarders” di Barone/Conte sono un po’ come l’Ireneo Funes di Borgers che ricorda tutto, trattenendo nella sua memoria qualunque brandello di realtà con cui egli entri in contatto, e che alla fine rimarrà paralizzato dall’enorme mole dei suoi ricordi. Ed ecco che la paralisi fisica si fa metafora esistenziale, in Borges come nel progetto “HOARDING OFFENDERS. My memories will never die” di BARONE/CONTE.
HOARDING OFFENDERS – My memories will never die
The project was stimulated by the observation of socio-behavioral phenomenon of compulsive hoarding (disposophobia) in constant and gradual relief from the 40′s. Today it is estimated that the United States alone count more than 2 millions of compulsive hoarders .
The approach of the two authors tends to aesthetic sublimation through the creation of “frames”, using the window as a constant and interface of the world stolen, accumulated by unexpected hoarders.
The images make up a single project that has a strong identity as a whole, but that declines in individual representations the tale of an imaginary world / imagined that maintains a strong attachment to reality.
It is pretty evident in the context the critique of a consumerism that in the course of its development generates monsters, victims of their own welfare and possession of “things” in numbers as large as to have completely filled the living space of people who we imagine completely submerged inside their homes. The windows therefore lose their original function and acquire a new one: they are a curtain, a gash through which we can observe the man possessed by its objects; but the project also lends itself to a more individualistic in its relation with the concept of identity and memory of the man himself. Indeed, the theme of memory is not marginal at all when connected to its opposite, oblivion. What does it mean to remember? It means to select pieces, moments, moments of our lives. In this sense, if we want to find an analogy in literature, BARONE/CONTE’s hoarders are just like Borges’s Ireneo Funes who can remember everything, holding in his memory every shred of reality with which he comes in contact, who at the end will remain paralyzed by the enormous amount of his memories. And this is how physical paralysis becomes a metaphor for an existential paralysis, in Borges as in BARONE/CONTE’s “HOARDING OFFENDERS. My memories will never die”
BIOGRAFIA
Veronica Conte, nasce a Castellanza (VA) nel 1977. Si diploma in scultura presso l’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano indirizzando inizialmente il suo interesse verso l’utilizzo estremo del corpo come forma espressiva nel linguaggio cinematografico, teatrale e artistico. La ricerca dell’identità diventa centrale nella sua opera concentrandosi inizialmente sui suoi aspetti più autoreferenziali per poi estendersi ad una ricerca meno intimistica attraverso l’utilizzo del viaggio come forma di conoscenza dell’Altro. Questo le permette di introdurre anche la componente temporale attraverso l’utilizzo del cammino come strumento per indagare, attraverso la dilatazione spazio-temporale, le relazioni con sè stessi e con gli altri.
Umberto Barone nasce a Palermo nel 1978. Si laurea in Scienze della Comunicazione presso l’Università degli Studi di Siena. Dopo una breve esperienza a Roma come aiuto regista nella realizzazione di alcuni documentari a carattere storico, si trasferisce a Milano dove comincia a lavorare come assistente per alcuni tra i migliori fotografi internazionali nel campo della moda e della pubblicità. A partire dal 2004 smette di fare l’assistente e comincia a lavorare come fotografo. Ad oggi ha pubblicato due libri (un terzo è in uscita), collabora con diverse realtà editoriali italiane e straniere e ha realizzato campagne pubblicitarie per grandi clienti, Sky e Yamamay tra gli altri.
Barone/Conte collaborano da alcuni anni allo sviluppo di progetti d’arte. Di formazione artistica la prima, professionista della comunicazione pubblicitaria il secondo, il duo fa confluire nei suoi lavori la particolare visione di due mondi apparentemente distinti ma sempre più confluenti nell’attuale linguaggio dell’arte contemporanea.
Veronica Conte (classe 1977) Si diploma in scultura presso l’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano indirizzando inizialmente il suo interesse verso l’utilizzo estremo del corpo come forma espressiva nel linguaggio cinematografico, teatrale e artistico. Umberto Barone (classe 1978)
Il progetto presentato alla scorsa edizione del MIA, “Are you prepared?”, oltre ad avere avuto un ottimo successo durante la fiera, è stato successivamente selezionato per la partecipazione all’annuale PHOTO Vernissage al Manege di San Pietroburgo, che è insieme alla Biennale di Fotografia di Mosca tra gli appuntamenti storici della fotografia contemporanea internazionale.
Verticale tipo:
HOARDING OFFENDERS #01
Serie “Hoarding Offenders”, 2012,
Digital Color Print aluminium mounted
Printed 2012, 67 x 100 cm, Edition of 5
Orizzontale tipo:
HOARDING OFFENDERS #02
Serie “Hoarding Offenders”, 2012,
Digital Color Print aluminium mounted
Printed 2012, 100 x 150 cm, Edition of 5
| Status: | |
| Item – oggetto: | Contemporary Art |
| Ref. number – codice: | |
| Price – prezzo Euro: |
| Status: | |
| Item – oggetto: | Wunderkammer, Sculpture,Contemporary Art |
| Ref. number – codice: | M3845 |
| Price – prezzo Euro: | Euro 3500 |
| Item – oggetto: | sculptures, contemporary art |
| Ref. number – codice: | A37 |
| Price – prezzo Euro: | 2.800,00 each, ognuno |
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Un progetto di intervento incisivo, graffiante, che colloca immediatamente il fruitore al di fuori del tempo e dello spazio. Denuncia profonda che vive alle radici abbandonate di una società-scheletro che ha vissuto, un tempo, e che continua a vivere immersa nelle contraddizioni del contemporaneo. L’uso della giustapposizione provocatoria è tecnicamente costante, ma declina in differenti sfumature tutte d’impatto, tutte vere. Il progetto si presenta quasi equamente suddiviso fra esterni ed interni, fra lo spazio pubblico e quello intimo, privato.
Negli esterni le edificazioni immaginifiche della tecnologia più frenetica, lanciata e popolata, insomma viva, si fonde con le macerie, l’abbandono, il deserto umano. La lettura è doppia: se da una parte potrebbe a prima vista portarci ad una proposta di modello positivo, riuscito, vincente, pare concreto il messaggio attraverso il quale una realtà emerge: sono proprio le macerie, il passato, visibilmente schiacciato dall’isterico contemporaneo, che ne costituiscono l’imprescindibile radice.
Gli interni, gli spazi della memoria più intima e personale, che aprono le loro ferite ad una luce anomala, offrono ancor di più i piccoli teatri del vivere, gesti semplici e per questo ancor più forti nella loro pro-vocazione. Ma ancora l’ironia ci conduce per mano, incorniciando sapientemente piccole situazioni e vestendole ora di liturgia borghese, ora di pose da pin-up, nella semplicità del gesto quotidiano, qui tanto anomalo, tanto astratto. La preziosità di quanto rimane del decoro architettonico (oramai pura scenografia) sente il polso al fruitore, lo provoca, squarcia un diaframma temporale, in uno spazio surreale. Ma i piccoli gesti, così come la frenesia urbana, restano e sono vita.
An incisive, biting and visually penetrating project which immediately kidnaps the viewer from time and space. Deep denunciation dwells at the abandoned roots of a skeleton society which was, once upon a time, alive… even flourishing…and which continues to pulse and haunt, immersed in the contradictions of the contemporary world.
The use of the challenging juxtaposition is technically constant but unfolds in gradations of truth, all impactful, all viable. The project is almost equally divided between interior and exterior settings, between the public space and the intimate, private space.
The reading is two-fold. One hand proposes a positive societal model, progressive, successful, driven to win, seemingly disaffected by the leavings of things past. On the other hand a clear message emerges. It is precisely…precisely…the rubble, the past, visibly crushed by contemporary hysteria, which constitutes its essential, and undeniable roots.
In the exteriors, the imaginative buildings of a frenetic technology, populated and vibrant, merges with the rubble, and the neglect, the human desert.
The interior spaces speak to intimate and personal memories which open their wounds to an unreal light, revealing even more about the small theatre of the common living, simple gestures and thus even stronger and more evocative. But again, irony leads us by the hand, cleverly framing small situations, sometimes enriching them with bourgeois liturgy. Other times they are pin-up poses in the simplicity of everyday gesture, so unusual here, so abstract, so compelling.
The preciousness of what remains of architectural decorations (now pure scenography) feels the pulse of the viewer, it provokes him, it rips a diaphragm in time, in a surreal space. But small gestures, like the city buzz, and are still there, and they are Life.
Veronica Conte, nasce a Castellanza (VA) nel 1977. Si diploma in scultura presso l’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano indirizzando inizialmente il suo interesse verso l’utilizzo estremo del corpo come forma espressiva nel linguaggio cinematografico, teatrale e artistico. La ricerca dell’identità diventa centrale nella sua opera concentrandosi inizialmente sui sui aspetti più autoreferenziali per poi estendersi ad una ricerca meno intimistica attraverso l’utilizzo del viaggio come forma di conoscenza dell’Altro. Questo le permette di introdurre anche la componente temporale attraverso l’utilizzo del cammino come strumento per indagare, attraverso la dilatazione spazio-temporale, le relazioni con sè stessi e con gli altri.
Umberto Barone nasce a Palermo nel 1978. Si laurea in Scienze della Comunicazione presso l’Università degli Studi di Siena. Dopo una breve esperienza a Roma come aiuto regista nella realizzazione di alcuni documentari a carattere storico, si trasferisce a Milano dove comincia a lavorare come assistente per alcuni tra i migliori fotografi internazionali nel campo della moda e della pubblicità. A partire dal 2004 smette di fare l’assistente e comincia a lavorare come fotografo. Ad oggi ha pubblicato due libri (un terzo è in uscita), collabora con diverse realtà editoriali italiane e straniere e ha realizzato campagne pubblicitarie per grandi clienti, Sky e Yamamay tra gli altri.
Barone/Conte collaborano per la prima volta nella realizzazione di questo progetto. Di formazione artistica la prima, professionista della comunicazione pubblicitaria il secondo, il duo ha fatto confluire in questo lavoro la particolare visione di due mondi apparentemente distinti ma sempre più confluenti nell’attuale linguaggio dell’arte contemporanea.
Veronica Conte was born in Castellanza (VA) in 1977. She studied Sculpture at Brera Academy in Milan, initially directing her attention to the extreme use of the body in the language of film, theater and art. The search for identity becomes central to her work, initially focusing on its most self referenced aspects and then spread to a less intimate research through the use of travel as a form of knowledge of the Other. This allows her to introduce the time component by using the path as a tool to investigate relationships through the expansion of space-time dimension.
Umberto Barone was born in Palermo in 1978. He graduated in Communication at University of Siena. After a brief experience in Rome as an assistant director in the production of a historical documentaries, he moved to Milan where he began working as an assistant to some of the best photographers in fashion and advertising. From 2004 he quit assisting and started working as a photographer himself. So far he has published two books (a third is coming out), collaborates with various Italian and foreign publications and has created advertising campaigns for large clients, and Yamamay Sky among others.
Barone/Conte collaborate for the first time in this project. One is an artist, the other one is a professionist in advertising communication, the duo has combined in this work the particular visions of two apparently separate worlds but increasingly converging in the current language of contemporary art.
VERONICA CONTE SELEZIONE MOSTRE COLLETTIVE:
2004/5 Pescara, Stazione Centrale, Railwaystories a cura di Adriana Martino/curated by
Adriana Martino
Mantova, Galleria Corraini, Esami in galleria a cura di Marco Pellizzola/curated
by Marco Pellizzola
2003 Milano, Museo della scienza e della tecnologia, Utopia di un’identità a cura di
Pierluigi Buglioli/curated by Pierluigi Buglioli
| Item – oggetto: | CONTEMPORARY ART |
| Ref. number – codice: | CA1 |
| Price – prezzo Euro: | contact dealer - prego contattarci |